LA GELATA TARDIVA APRILE 2017

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I giorni a cavallo tra seconda e terza decade di aprile sono stati contraddistinti da una poderosa irruzione fredda (per il periodo) da est. Gli effetti di questo freddo fuori stagione si sono fatti sentire soprattutto sulla vegetazione, apportando danni economici anche rilevanti a svariate colture, sorprese dal freddo in pieno periodo di fioritura. Ad aggravare la situazione il fatto che si veniva da un mese di marzo e una prima metà di aprile molto miti, con precoce risveglio, germoglio e fioritura di gran parte della vegetazione, che poteva dirsi fosse allo stadio tipico di metà maggio.

L’ingresso del fronte freddo, nel pomeriggio del giorno 18, è stato altamente spettacolare, annunciato da improvvise ed impetuose raffiche di vento da NNE, cieli burrascosi e temperatura in crollo vertiginoso di circa 10-12 gradi in meno di tre ore!!! (vedi grafico1: fonte Cfr).

Dal punto di vista della pioggia i fenomeni nella nostra zona non sono stati particolarmente rilevanti, con brevi ed effimeri rovesci qua e là che hanno apportato al massimo localmente 1-2mm di accumulo. Ovunque le temperature minime del giorno 18 si sono registrate comunque in serata. I due giorni successivi (19 e 20) sono trascorsi con nuvolosità variabile (cielo più sgombro al mattino e maggiori addensamenti nuvolosi al pomeriggio) e vento da NNE ancora gagliardo. Questi due giorni sono stati i più freddi in quota: in collina sia le MAX che le MIN sono risultate di circa 5° gradi inferiori alla norma, in pratica temperature da fine febbraio-primi di marzo. Il vento ha cominciato a placarsi una prima volta dal tardo-pomeriggio-sera di mercoledì 19, condizione che, unita ad un cielo in gran parte sgombro di nubi durante le ore notturne, ha reso la notte tra il 19 e il 20 subito molto critica. Più o meno le stesse condizioni si sono ripresentate anche la notte successiva (tra il 20 e il 21), con temperature MIN in alcuni casi ancora più basse della notte precedente. Due notti queste molto gelide e “lunghe”: oltre alle punte MIN raggiunte (registrati fino a -4°C. alla stazione Cfr di Gaiole in Chianti il giorno 20) è stato deleterio infatti anche il lasso di tempo trascorso con la temperatura in campo negativo, che per molte zone è praticamente coinciso con la quasi totalità delle ore notturne (vedi grafico2: fonte Cfr). Anche nella notte tra il 21 e il 22, seppur con temperature ovunque in netta ripresa, in alcune zone si è andati (di poco) sotto lo zero, ma per un lasso di tempo molto minore (vedi grafico3: fonte Cfr). Il peggio era quindi alle spalle, ma il danno purtroppo era ormai già fatto..

Nella nostra regione ad essere più penalizzate sono state le zone di pianura in genere (Valdarno, Valdelsa, Val di Pesa, Empolese, Mugello, Val di Sieve, Val d’Ambra, Val di Chiana) e, nello specifico del Chianti, la quasi totalità dei fondovalle che si insinuano tra le nostre colline: tutte zone dove l’aria fredda affluita ha potuto depositarsi indisturbata nelle tre notti successive all’irruzione fredda quando, placato il vento e rasserenato il cielo, si sono create le perfette condizioni affinché il fenomeno dell’inversione termica potesse così esprimersi al massimo. Solo per la vite, Confagricoltura ha stimato per le nostre zone una perdita di circa il 20% della produzione per le DOCG del Chianti e del Chianti Classico. Aziende particolarmente sfortunate nella disposizione delle loro vigne hanno subito però danni fino al 60-80% della produzione.

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