DALLA SIBERIA AL SAHARA IN 5 GIORNI !!

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I giorni a cavallo tra febbraio e marzo saranno ricordati per una potente irruzione di aria gelida di tipo artico-continentale che ha investito gran parte dell’Europa e quindi anche la quasi totalità della nostra penisola. Un notevole riscaldamento stratosferico, avvenuto a metà febbraio e dovuto a normali interazioni tra troposfera e stratosfera, ha per primo creato i presupposti all’instaurarsi di condizioni favorevoli ad importanti flussi antizonali sul nostro continente, ovvero importanti movimenti di masse d’aria in senso est—>ovest, anziché ovest—>est come di regola avviene nel nostro emisfero alla medie latitudini. La configurazione barica al suolo ha fatto il resto, di fatto convogliando masse d’aria molto fredde, direttamente dalle regioni russo-siberiane fino a gran parte dell’Europa centrale, bacino del Mediterraneo compreso.

Nelle nostre zone il flusso di aria fredda da est era già attivo da alcuni giorni, ma è soprattutto nella giornata di domenica 25 febbraio che il “Transiberian Express” impatta sulla nostra penisola con venti di bora e di grecale molto freddi. Nelle nostre zone, grazie alla presenza di un blando minimo depressionario al suolo sul tirreno, si hanno le prime precipitazioni nevose a quote di bassa collina e localmente anche in pianura. Si tratta in questo caso di accumuli per lo più modesti che vanno dai 3-5cm in collina fino agli 1-2cm in pianura. Le temperature sono in crollo vertiginoso, con MIN di giornata registrate ovunque in tarda serata.

Nei giorni successivi, l’aria freddissima artico continentale ha modo di conquistare tutta la nostra regione, abbracciandola con isoterme in quota fino a -13°C. (quota isobarica di 850hPa, ovvero circa 1400mt). Ne derivano giorni freddissimi, seppur con cielo prevalentemente sereno o poco nuvoloso, e ventilazione sostenuta di grecale che acuisce la sensazione di freddo. Le giornate di lunedì e martedì sono giornate di ghiaccio sulle nostre colline, ovvero con temperatura sulle 24h costantemente negativa, sia nelle ore diurne che notturne. Valori di assoluto rilievo sono registrati alla nostra stazione OPC e nelle altre stazioni chiantigiane della rete CFR, sia per quanto riguarda le MIN (vedi tabella1), che per quanto concerne le MAX (vedi tabella2). Considerando tutte le possibili serie di 5gg consecutivi più freddi alla stazione di Barberino Val d’Elsa (rete CFR-SIR) negli ultimi 25 anni, il periodo in questione si pone in termini assoluti al secondo posto tra le ondate di freddo più intense, dietro solo a quella di inizio febbraio 2012 (che peraltro fu anche molto più lunga), e di poco superiore per contro a quella di fine dicembre 1996. Nei 5gg considerati lo scostamento dalle medie climatiche si attesta nell’ordine dei 10 gradi in meno per le temperature MIN e di 11 gradi in meno per le MAX.

La situazione si evolve nella giornata di mercoledì 28 febbraio, quando l’avvicinarsi verso il bacino del mediterraneo di un profondo minimo depressionario situato in atlantico, crea i presupposti, a partire dal tardo pomeriggio-sera, per una forte avvezione di correnti sciroccali, calde ed umide, di estrazione africana, sulla nostra penisola.

L’afflusso caldo e umido, proveniente direttamente dall’entroterra africano, letteralmente sorvola il pesante e denso strato di aria fredda presente sulla nostra regione, ben radicato al suolo e nei bassi strati, dando origine alla più classica delle nevicate da scorrimento caldo su cuscino freddo.

Ecco quindi che nella notte tra mercoledì 28 febbraio e giovedì 01 marzo e fino a buona parte della mattinata di giovedì per le zone più a nord, copiose nevicate interessano tutta la nostra zona, sia in collina che in pianura, con accumuli che vanno dai 6-7cm registrati nella parte più meridionale del Chianti senese, fino ai 10-11cm rilevati nella parte più settentrionale del Chianti Fiorentino. Con il passare delle ore lo scirocco tende a conquistare sempre più terreno, avanzando da sud verso nord e rialzando le temperature quanto meno in quota. La precipitazione da nevosa si trasforma quindi, dapprima in pioggia congelata (chicchi di ghiaccio o ice pellets), infine in pioggia, dovunque presente nelle nostre zone, anche quelle più a nord, a partire dal primo pomeriggio. Mentre però in quota ormai lo scirocco ha campo libero e le temperature sono conseguentemente salite, trasformando i fiocchi di neve in gocce di pioggia, nei bassi strati, e specificatamente al suolo, le temperature rimangono molto basse e in molti casi ancora negative: succede che la pioggia quindi si congela immediatamente a contatto con il suolo e con tutte le superfici su cui cade. Tutto si riveste quindi di una pellicola di ghiaccio, e ogni genere di superfice, manufatto, infrastruttura o pianta, si “glassa”, ricoperta da un infido trasparente mantello di ghiaccio. E’ il gelicidio, fenomeno abbastanza frequente nelle vallate appenniniche e zone pedemontane della pianura padana, ma assai raro dalle nostre parti. Il gelicidio andrà avanti per tutta la serata di giovedì 01 marzo e fino a notte inoltrata, interrompendosi solo al momento in cui, anche nei bassi strati, l’aria densa e fredda sarà stata finalmente interamente scalzata e sostituita da quella più calda di matrice africana. All’alba di venerdi 02 marzo piove ormai dovunque nel Chianti con temperature positive e il gelicidio è già solo un ricordo. Con la luce del giorno, sulla candida neve, ben visibili macchie marroni sono a testimoniarci dell’origine africana DOC della massa d’aria che ha decretato la fine del periodo gelido siberiano: la firma in calce è la sabbia del deserto del Sahara, depositata dalla pioggia sulla neve siberiana presente al suolo.

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